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Giro di Multe e Provvedimenti per TikTok, UberEats e Steam

In questi giorni non sono mancati i provvedimenti delle varie Autorità Competenti nei confronti di alcune realtà come TikTok, Uber (Eats) e Valve, che detiene il marketplace Steam. Non si faranno sicuramente attendere ricorsi e difese in giudizio.

Steam – Valve

Valve è stata multata, insieme ai publisher Capcom, Zenimax, Bandai Namco, Focus Home Interactive e Koch Medi1 dall’Autorità Competente, per aver violato attraverso Steam il Mercato Unico Digitale Europeo che prevede la libera circolazione di beni e servizi nei Paesi Membri dell’Unione Europea2. L’Autorità ha rilevato che nel periodo 2007-2018, queste compagnie hanno imposto un limite geografico su base regionale ai titoli venduti online.

Le multe comminata è di 7.849.000€ ripartita come segue: Valve 1.624.000€, Capcom 396.000€, Zenimax 1.664.000€, Bandai Namco 300.000€, Focus Home Interactive 2.888.000€ e Koch Media 977.000€.

La Risposta di Valve3 non si è fatta però attendere:

Durante i sette anni di indagine, Valve ha collaborato ampiamente con la Commissione europea (CE), fornendo prove e informazioni come richiesto. Tuttavia, Valve non ammette di aver infranto la legge, come richiesto dalla CE. Valve non è d’accordo con i risultati della CE e la multa inflitta a Valve. Le accuse della CE non si riferiscono alla vendita di giochi per PC su Steam

Invece, la CE sostiene che Valve abbia abilitato il blocco geografico fornendo chiavi di attivazione e, su richiesta degli editori, bloccato tali chiavi in ​​determinati territori (blocchi regionali) all’interno dello Spazio Economico Europeo (SEE). Tali chiavi consentono a un cliente di attivare e giocare a un gioco sulla piattaforma quando l’utente lo ha acquistato da un rivenditore di terze parti. Valve fornisce chiavi di attivazione gratuitamente e non riceve alcuna quota del prezzo di acquisto quando un gioco viene venduto da rivenditori di terze parti (come un rivenditore o un altro negozio online)

I blocchi regionali si applicavano solo a un numero limitato di giochi. All’epoca, circa solo il 3% di tutti i giochi che utilizzavano Steam (e nessuno dei giochi di Valve) erano soggetti ai blocchi regionali contestati nello SEE. Valve ritiene che l’estensione di responsabilità della CE a un fornitore di piattaforme, in queste circostanze, non sia supportata dalla legge applicabile.

Tuttavia, a causa delle preoccupazioni della CE, Valve ha effettivamente disattivato i blocchi regionali all’interno dello SEE a partire dal 2015, a meno che tali blocchi regionali non fossero necessari per i requisiti legali locali (come le leggi sui contenuti tedesche) o i limiti geografici in cui il partner Steam è autorizzato a distribuire un gioco. L’eliminazione dei blocchi regionali può anche indurre gli editori ad aumentare i prezzi nelle regioni meno abbienti per evitare l’arbitraggio sui prezzi. Non ci sono costi per l’invio delle chiavi di attivazione da un paese all’altro.

Insomma ci si aspetta che Valve faccia ora ricorso per evitare la multa dato che, a detta della compagnia, il geoblocking è stato dismesso nel 2015 salvo l’uso in alcuni territori per rispondere agli adempimento richiesti dalla normativa locale.

La storia quindi non è sicuramente finita qui.

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Uber

Uber Italia sta avendo qualche problema con la procura di Milano1 e di Torino2 ma questa sicuramente non è una novità. La prima, dopo le indagini preliminari, ha disposto il commissariamento della filiale italiana della controllata Uber Eats. La seconda, invece, aprirà un processo il prossimo 26 Gennaio ammettendo per volere del GUP 21 rider come parte civile.

A Torino, oltre Uber, verrà indagata e processata anche la compagnia intermediaria FRC che procacciava i rider al posto della multinazionale.

La vicenda Uber è indipendente dalle altre questioni legate al Food Delivery (per citare due casi basti pensare al caso dell’algoritmo di Deliveroo ritenuto discriminatorio o al caso del Rider Glovo di Palermo, licenziato, e poi fatto reintegrare dal Tribunale locale siciliano).

Va in ogni caso ribadito come tutte queste compagnie facciano capo al principio della GigEconomy dove si scambia spesso un lavoretto “da niente” e senza tutele con un lavoro da dipendente vero e proprio.

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TikTok

TikTok è, come forse già saprete, un social cinese in rapida diffusione anche nel vecchio continente, Italia inclusa. Dentro alla piattaforma troveremo video corti, cortissimi, effettuati principalmente da giovanissimi accompagnati da un sottofondo musicale o da degli audio registrati direttamente dalla persona.

I like sono facili e i contenuti divengono facilmente virali, viene così a crearsi – come succede spesso in altri social, sia chiaro – un sistema che se usato in molto malsano porta all’ossessione1 al limite della dipendenza da stupefacenti.

Premessa a parte, TikTok è divenuto nuovamente oggetto di cronaca dopo fatti simili avvenuti in passato per la morte2 della piccola A. S., una giovanissima palermitana di appena 10 anni.

Secondo la ricostruzione dei fatti, la piccola stava effettuando un “gioco”, la cosiddetta “BlackOut Challange“: si tratta di una sfida macabra e sadica che invita i giovanissimi a legarsi una corda intorno al collo per provarne la resistenza3.

Attraverso un sondaggio promossa da Skuola.net scopriamo che più di 1 giovane su 6 conosce la Blackout Challenge e le sue regole, che il 31% degli intervisti l’ha scoperta tramite articoli sul web, il 25% tramite video sui social e il 17% tramite passaparola. Sicuramente però il dato più allarmante è l’ultimo: il 18% (quindi quasi 1 giovanissimo su 5) afferma di aver preso parte alla challenge.

É notizia di ieri, 22 Gennaio 2021, la decisione del GPDP (il Garante per la Protezione dei Dati Personali) di bloccare d’urgenza l’uso da parte di TikTok dei dati collezionati dagli utenti di cui non è chiara l’età anagrafica.

Quello che è certo è che non è la sola TikTok ad avere problemi con la verifica dell’età: si potrebbe dire lo stesso dei più classici Facebook, Twitter, Instagram e LinkedIn ma anche dei social Tellonmy4 e Ask.fm5 soggetti anch’essi – come il network cinese – a crimini commessi dagli utenti all’interno delle loro piattaforme (vedasi i numerosi casi di suicidio legati ai Crimini d’Odio in rete).

Al momento infatti manca un sistema pubblico da usare per validare l’età degli utenti: si potrebbe pensare ad un’autenticazione basata su SPID o Carta d’Identità Elettronica per l’Italia e sui sistemi eIDAS per gli altri paesi membri, ma qui si sa gioca un peso enorme la politica nazionale ed europea e questo è un argomento “off-topic” per noi di PcGenius.

Il consiglio generale rivolto principalmente ai genitori dei giovanissimi è di vigilare sull’uso delle nuove tecnologie da parte dei propri figli e di educarli in modo sano e propositivo ai rischi che potrebbero incontrare navigando in rete.

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Massimiliano Formentin

Scritto da Massimiliano Formentin

Sono sempre stato un appassionato di tecnologia, il mio scopo con PcGenius è condividere questa mia curiosità con il mondo intero. Nella vita faccio anche altro: suono il pianoforte e mi occupo di web.