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Italia: la libertà in rete

Cosa hai scritto su Facebook, Instagram, Whatsapp e Telegram nelle ultime 24 ore? Ti senti minacciato per quello che hai scritto? E se lo avessi scritto in Messico, in Ucraina o in Vietnam ti saresti sentito ugualmente in pericolo o sicuro?

Ogni anno, l’organizzazione non governativa americana Freedom House stila un report sulla libertà d’espressione in rete a livello globale, dando un punteggio ad ogni singola nazione. Un punteggio basso denota una nazione “libera”, un punteggio più alto viene invece attribuito a nazioni che violano i diritti degli utenti in rete, ostacolano l’accesso alle informazioni e così via.

Leggi il Report aggiornato al 2018 di Freedom House sulla libertà in rete a livello globale e nazionale

I punteggi della discordia

Ogni paese riceve un punteggio basato su 21 domande e circa 100 domande secondarie da suddividere in 3 categorie:

  • Ostacoli all’accesso: in questa categoria rientrano i blocchi infrastrutturali ed economici che vanno a ledere l’accesso, la legalità e l’appartenenza dei contenuti da parte degli ISP (Internet Service Provider) o del governo.
  • Limitazione sui contenuti: in questa categorie rientrano le regolamentazioni sui contenuti, i filtri, l’analisi e la censura di siti web. Vengono qui inserite anche la diversità delle informazioni riportatate dalle testate giornalistiche, l’autocensura e molto altro.
  • Violazione dei diritti degli Utenti: in questa categorie rientrano le ripercussioni delle scelte governative sulla privacy, la sorveglianza, l’hate-speech, gli attacchi informatici e molto altro.

Il punteggio finale può andare da un minimo di 0 punti ad un massimo di 100 punti, più basso è il punteggio maggiore è la libertà di rete nel singolo paese:

  • Punteggio 0-30 = Libero
  • Punteggio 31-60 = Parzialmente Libero
  • Punteggio 61-100 = Non Libero

Il Report

Puoi consultare il Report Freedom of the Net, aggiornato al 2018, sul sito ufficiale di Freedom House. Il documento è in lingua inglese.

La libertà nel mondo…

Secondo il Report 2018, il 39% della popolazione mondiale gode di piena libertà in rete, contro il 37% che invece è sottoposta a misure estreme e al 24% che invece viene considerata parzialmente libera.

Rispetto al Report 2017 i paesi virtuosi che hanno scalato molte posizioni verso la libertà online sono:

  • Gambia
  • Uzbekistan
  • Timor-Leste
  • Iraq
  • Nepal

I paesi che invece sono peggiorati di molto sono:

  • Gabon
  • Tunisia
  • Congo
  • Tanzania
  • Turchia

Nel Report vengono anche segnali i paesi che sono stati sotto attenta osservazione nel 2018, vedremo il risultato delle analisi nel Report 2019:

  • Afghanistan
  • Angola
  • Georgia
  • Iraq
  • Macedonia
  • Messico
  • Arabia Saudita
  • Sud Africa
  • Stati Uniti d’America
  • Uzbekistan

…ed in Italia

Il nostro bel paese, l’Italia,  si piazza al 12° posto con un punteggio di 25/100 sui 65 paesi dove FreedomHouse ha svolto la propria indagine.

FH assegna per il 2018 i seguenti punteggi per il nostro paese sono:
Un punteggio più basso denota uno Stato più libero.

  • Status: Libero
  • Internet Freedom Score: 13/25
  • Ostacolo di accesso a internet: 4/25
  • Censura ai contenuti: 6/35
  • Violazione dei diritti degli utenti: 15/40
  • Totale: 25/100

Riassunto derivante da traduzione non ufficiale

Il contenuto che segue offre i punti salienti e più rilevanti che Freedom House segnala nella scheda italiana del rapporto annuale Freedom of The Net

Le informazioni sono attualmente aggiornate all’edizione 2018

La scheda 2018 inerente all’Italia, in lingua inglese, è disponibile qui.

Indice:

Introduzione

L’ambiente Internet italiano è rimasto libero negli ultimi anni. FH fa notare come prima delle Elezioni Politiche del 2018 disinformazione ed immagini alterate hanno fatto da padrone nei social media.

La Penetrazione di Internet nelle case degli italiani prosegue lentamente e la differenza con i paesi dell’UE si fa sentire. Attualmente (2018) il 61.5% degli italiani dispone di una connessione a internet.

Dal 2015 l’Italia dispone di una “Dichiarazione dei Diritti Internet” è la prima nazione dei paesi europei ad avere un documento così importante seppur non vincolante.

Il paese, secondo il report di FH, è inadeguato sotto alcuni aspetti:

  • anonimato
  • detenzione di dati
  • crittografia

Le Autorità Italiane non si impegnano generalmente nella censura politica del dialogo online e, come negli anni precedenti, non sono stati annoverati casi di imprigionamento di blogger o di utenti di social network.

La diffamazione rimane un reato in Italia e le cause per diffamazione civile continuano a minacciare gli scrittori online. Il dibattito sulla disinformazione online e le fake news è stato uno degli argomenti principali durante le campagne elettorali prima delle Elezioni Politiche tant’è che tutti i politici coinvolti hanno offerto delle soluzioni per regolare la diffusione di disinformazione su internet.

Nel Gennaio 2018, l’ex-ministro degli interni Marco Minniti ha annunciato una nuova iniziativa della Polizia Postale e delle Telecomunicazioni che prevede l’opportunità, per tutti i cittadini, di denunciare casi di fake news attraverso il sito della postale.

Controverso è stato un decreto approvato dal Parlamento Italiano nel Giugno 2017 che impone al governo di regolare l’uso di malware ai fini di pirateria informatica

Le preoccupazioni si sono concentrate anche sul coinvolgimento delle aziende italiane nel commercio di armi informatiche e la mancanza trasparenza inerente la concessione delle licenze di esportazione,

Nel Novembre 2017 è stata approvata una legge che pone limiti sul periodo di conservazione dei dati a carico degli Internet Service Provider (ISP) per una durata massima di 6 anni.

La disposizione serata stato aggiunta in una legge di recepito a seguito di una direttiva del Consiglio Europeo nel Luglio 2017.

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Ostacolo di Accesso a Internet [25/100]

L’Italia ha sempre puntato molto su Internet come un catalizzatore per aumentare il turismo e per far “girare” l’economia, già dai primissimi anni del 1900. Questa attitudine è rimasta una costante anche nel 2018, purtroppo però il sogno di una Italia completamente connessa non è ancora vicino.

Disponibilità e facilità d’accesso

Come detto, il tasso di penetrazione di Internet in Italia si assesta al 61.3% risultato complessivamente inferiore ai dati dell’Europa Occidentale ma superiore alla media globale. I fattori che influenzano il risultato sono una scarsa familiarità degli anziani italiani con internet e l’alta differenze geografica tra regioni.

Internet è molto usato tra i giovani: 92% nella popolazione tra i 15 ed i 24 anni, ma in generale pochi italiani si connettono in rete. A navigare quotidianamente su internet è il 48% della popolazione mentre il 65% si è connesso a internet almeno una volta nell’anno 2017.

Le famiglie ad avere accesso a Internet in Italia nel 2017 sono il 70% del totale.

Nell’ambito del suo piano di espansione della banda larga ultraveloce (Fibra Ottica, FTTH), il governo ha pubblicato richieste di appalti per la realizzazione di reti in aree a fallimento di mercato. Open Fiber, azienda partecipata al 50% da Enel e al 50% da Cassa Depositi e Prestiti mediante la sussidiaria CPU Equity, ha vinto tutte le gare d’appalto per cablare:

  • 3.700 Comuni presenti nelle seguenti Regioni: Basilicata, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Provincia Autonoma di Trento, Sicilia, Umbria e Valle d’Aosta. Seconda Gara Infratel
  • 3000 Comuni presenti nelle seguenti Regioni: Abruzzo, Molise, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto. Prima Gara Infratel

Nel 2016, un “team per la trasformazione digitale” guidato dal vicepresidente di Amazon Diego Piacentini e composto da personalità di spicco legati a Internet, è stato formato per guidare il processo di trasformazione digitale della pubblica amministrazione italiana, tra gli altri obiettivi.

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Restrizioni sulla connettività

Il governo italiano non impone restrizioni sulla connettività internet, l’accesso ai social media o alle piattaforme di comunicazione. Telecom Italia, ex monopolio statale della rete fisica, ha continuato il processo di “esternalizzazione” dell’infrastruttura dal maggio 2013, come richiesto dalla legislazione dell’UE per fornire un accesso equo ai concorrenti.


Mercato delle Telecomunicazioni

L’accesso a internet da parte degli utenti privati è possibile grazie a 14 differenti ISP, basati su TIM, Vodafone, Fastweb e Tiscali. Nel reparto mobile abbiamo invece Tim, Vodafone, Wind e 3 Italia che sono i principali operatori che operano su network 3G, 4G e 5G. Nel Maggio 2018, l’operatore francese Iliad entra nel mercato delle Telco italiane. Nel Dicembre 2016, 3 Italia e Wind confermano la loro fusione creando WindTre Spa, ciononostante le due aziende stanno continuando ad operare singolarmente. Con 31 milioni di utenti, la compagnia forma ora il più grande operatore telefonico del paese.

In precedenza, sempre nel 2016, la francese Vivendi ha aumentato la propria percentuale di partecipazione arrivando a controllare quasi il 25% di TIM. La compagnia di regolazione delle telecomunicazioni italiana AGCOM tramite un provvedimento ha bloccato la transazione basandosi sulle leggi inerenti alla concorrenza nei media imponendo alla compagnia francese di ridurre le proprie partecipazioni in Tim o in Mediaset. Vivendi si è adeguata alla decisione dell’AGCOM nell’Aprile 2018 facendo confluire il 19% delle azioni controllate di Mediaset in un fondo blind-trust. Nella primavera 2018, l‘antitrust italiano ha multato TIM per 4.8 milioni di euro per pubblicità ingannevole riguardo i suoi servizi di banda ultra larga. Secondo le autorità, TIM ha omesso le informazioni sui vari piani e le rispettive limitazioni. In un comunicato ufficiale la compagnia ha fatto sapere di ritenere infondate le accuse e che farà ricorso al TAR del Lazio.

A seguito della vicenda, nel Marzo 2018 Agcom ha sentenziato l’introduzione di bollini colorati da annoverare in tutte le comunicazioni commerciali delle offerte per la bandalarga ed Ultralarga. Bollino Verde significa fibra fino in casa, giallo significa che la fibra arriva fino all’armadio o è presente un collegamento wireless, rosso significa che la fibra arriva solo alla centrale e quindi che si tratta di un normale connessione ADSL. [Fonte]

Nel Febbraio 2018, la polizia e le autorità italiane hanno ispezionato gli uffici di Tim, Vodafone, Fastweb, WindTre e di AssTel nelle indagini sul probabile cartello delle telco nel imporre un prezzo comune delle line fisse e mobili. Gli ispettori hanno avuto sospetto di un aumento del prezzo derivante dalle tariffe a 28 giorni. La conclusione del caso si ebbe a Marzo 2017 obbligando gli operatori a ritornare alla fatturazione con scadenza mensile.

In data 4 Luglio 2019 il Consiglio di Stato respinge i ricorsi delle Telco imponendo loro il rimborso dei giorni fatturati con cadenza non mensile.

La legge 172/2017 prevede l’obbligo per le Telco e le aziende di paytv a fatturare solo a cadenza mensile.

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Organismi di regolamentazione

L’organismo per la garanzia delle telecomunicazioni è AGCOM, una agenzia indipendente che è responsabile dinanzi al Parlamento.

Tra le responsabilità della AGCOM troviamo: fornire accesso alle reti, proteggere i diritti di ogni individuo, regolare le pubblicità commerciali e supervisionare la trasmissione pubblica. Il Presidente dell’AGCOM è nominato dal partito politico di maggioranza.

Di recente, AGCOM ha posto molta attenzione ai problemi legati al diritto d’autore. Nel 2015, la Corte Costituzionale, ha respinto un ricorso che contestava la costituzionalità del regolamento di applicazione del copyright di AGCOM emesso nell’anno 2014: esso autorizzava l’autorità a ordinare ai provider internet di bloccare sti web o rimuovere contenuti di una presunta violazione.

Su un dibattito inerenti le Fake News, più avanti nel 2016, il presidente della AGCOM allora in carica Giovanni Pitruzzella ha sostenuto che la regolamentazione sulle bufale e le fake news è stata meglio giocata dallo Stato che dai colossi dei social media come Facebook. Pitruzzella ha anche suggerito di creare un organismo indipendente dell’UE per etichettare notizie dichiaratamente false per bloccarne la diffusione o imporre multe quando necessario. AGCOM nel 2017 ha condotto uno studio di ricerca sostenendo che il fenomeno delle Fake news stava iniziando a dilagarsi invitando successivamente e social media companies a trovare soluzioni comuni per regolamentare il fenomeno.

Un altro ente molto importante nel settore è il Garante per la protezione dei dati personali (DPA), Autorità per la protezione dei dati. Istituito nel 1997, il DPA ha il compito di vigilare sul rispetto delle leggi sula protezione dei dati da parte di entità governative e no. L’ente ha la facoltà di bloccare le operazioni di trattamento che possono causare gravi fanno alle persone. Il DPA dove di ottima professionalità ed equo esercizio delle sue funzioni.

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Limitazione sui contenuti [6/35]

Le autorità italiane non sono coinvolte in significativi blocchi o filtraggio di contenuti internet, ciononostante le misure per bloccare materiali illegali senza un ordine del tribunale abbiamo preoccupato gli attivisti per i diritti digitali. I politici italiani hanno avanzato richieste crescenti per bloccare l’hatespeech e le fake news, questa preoccupazione si è intensificata di molte prima delle elezioni politiche del Marzo 2018.

Bloccaggio e filtraggio

L’Italia non blocca o filtra contenuti di natura politica, sociale o religiosa. Facebook, Twitter, Youtube ed i blog internazionali sono disponibili senza restrizioni. Secondo l’OONI Ope Observatory of Network Interferance sviluppato dal Tor Project, l’Italia filtra e blocca i siti web tramite una tecnica chiamata DNS Tampering (manomettono i DNS). I Siti legati all’abuso su minori, gioco d’azzardo illegale, ingrandimento di copyright e di terrorismo vengono segnalati per il blocco o la rimozione. Un decreto antiterrorismo introdotto nel 2015 consente al pubblico ministero di ordinare il blocco o la rimozione di siti web affiati a gruppi terroristici. Simile procedura avviene per i siti pedopornografici. In questo caso il Ministero degli Interni redige una lista di siti web da far bloccare agli ISP.

Nel Marzo 2014 è stata emanato una controversa risoluzione che consente ad AGCOM di bloccare siti web che infrangono il diritto d’autore solo per aver inserito il collegamento a piattaforme che offrono il download di materiale piratato. Tutto questo senza passare per una approvazione di un tribunale ordinario.

Nel Marzo 2017 un TAR ha respinto una contestazione al regolamento presentato dalle organizzazione e associazioni dei consumatori.

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Rimozione dei contenuti

A volte le autorità chiedono che vengano rimossi contenuti specifici. Secondo un report pubblicato da Facebook nell’arco temporale che inizia da Gennaio 2017 a Giugno 2017 sono stati segnati per la rimozioni 321 articoli: 244 per la negazione dell’olocausto. Il corrispettivo per Twitter nell’anno 2017 ha elencato 5 richieste di rimozione da parte delle autorità italiane ma nessun contenuto è stato trattenuto. Il rapporto per la trasparenza di Google segnala invece 143 richieste di rimozione da tra gennaio e giugno 2017: 71 richieste per contenuti diffamatori, 13 richieste concernenti alla privacy e 55 richieste legale all’odio verbale online.

Nel Maggio 2017, il parlamento ha approvato una nuova legge contro il cyberbullismo. Il disegno di legge dette preoccupazioni per il troppo spazio che forniva agli utenti per chiedere la rimozione dei contenuti dai social media. I minori di anni 14 o i loro parenti potevano chiedere di rimuovere contenuti che ledevano il nome o l’immagine dell’individuo entro 48 ore dalla richiesta. In caso di mancato recepimento o esecuzione entra in gioco il Garante per la Privacy.

Le corti italiane hanno legiferato a favore del Diritto all’oblio sentenziato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea da Maggio 2014. Il 3 dicembre 2015, un tribunale civile di Roma ha confermato il ragionamento della CJEU sul diritto all’oblio, ma ha respinto la richiesta del ricorrente, in un caso che ha cercato di bilanciare tale diritto con il diritto all’informazione nell’interesse pubblico. La Corte Suprema nel 2016 ha confermato una decisione del 2013 che ordinava la rimozione di un articolo che aveva danneggiato la reputazione di un ristorante dagli archivi di un sito Web dopo due anni, ritenendo che il tempo trascorso tra la data di pubblicazione e la richiesta di rimozione “fossero sufficienti a soddisfare l’interesse pubblico per quanto riguarda il diritto all’informazione”.

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Media, diversità, e manipolazione dei contenuti

Il blogging è una pratica molto diffusa in Italia anche se il mezzo più diffuso per ottenere informazioni rimane essere la televisione. Molti politici, giornalisti e figure del settore hanno il loro blog così come fanno moltissimi cittadini. I siti di Social Networking come Facebook e Twitter si sono rivelato strumenti cruciali per l’organizzazione di proteste ed altri raduni di massa come concerti, feste e manifestazioni politiche.

Il governo non sembra manipolare in modo proattivo i siti Web di notizie. Tuttavia, in vista delle elezioni di marzo 2018, i politici italiani richiesto di affrontare la proliferazione della disinformazione come sondaggi d’opinione inventati, immagini manipolate e fake news. L’attività dei bot atti a manipolare la massa è stata rilevata anche nelle ore che precedono il voto.

Nel novembre 2017, Buzzfeed ha indagato su una vasta rete di siti multimediali e pagine di Facebook di proprietà di un imprenditore italiano, dedicati alla diffusione online di disinformazione e contenuti di parte. Nel 2016, un’analisi di Buzzfeed aveva anche scoperto che il Movimento 5 Stelle stava gestendo una rete di siti Web e pagine di social media che diffondessero notizie false e contenuti pro-russia.

All’inizio del 2017, un disegno di legge parlamento, che fu ampiamente criticato per il modo in cui veniva affrontata la diffusione di notizie false e discorsi di odio, venne presentato per la discussione dalla parlamentare Adele Gambaro. Secondo questo disegno di legge, le organizzazioni di notizie online potrebbero essere multate fino a € 5.000 per la pubblicazione di notizie “false, esagerate o distorte” o nel caso in cui la loro mancata rimozione non fosse avvenuta entro 24 ore. Se si ritiene che le notizie false danneggino l’interesse pubblico o cerchino di minare il processo democratico, gli editori dovrebbero affrontare multe e pene detentive maggiori. Il disegno di legge alla fine non venne più trasformato in legge.

Gli host di contenuti possono esercitare autocensura nei confronti di contenuti che potrebbero rivelarsi controversi o creare attriti con entità o individui potenti. Gli scrittori online prestano anche attenzione a evitare azioni diffamatorie da parte di pubblici ufficiali, le cui controversie, anche in caso di insuccesso, spesso comportano un significativo tributo finanziario sugli imputati.

Le persone che scrivono sulle attività della criminalità organizzata in alcune parti del paese possono essere particolarmente a rischio di rappresaglie. Nel marzo 2018, la rivista Famiglia Cristiana ha cancellato un articolo sul sequestro di una nave spagnola che trasportava rifugiati in Sicilia da parte della Marina italiana, forse in violazione del diritto internazionale in materia di asilo.

Dopo 24 ore, è stata pubblicata online una versione modificata dell’articolo e l’autore originale ne ha ritirato il nome. La menzione della Marina italiana è stata eliminata dal titolo e le menzioni del suo coinvolgimento nel caso sono state modificate.

Alcune restrizioni sui contenuti Internet che vengono ritenute non comuni in altri paesi dell’Europa occidentale rimangono in vigore in Italia. Ad esempio basandosi su una legge del 1948 contro la “stampa clandestina”, venne emesso un emesso un regolamento nel 2001 che afferma che chiunque fornisca un servizio di notizie, anche su Internet, deve essere un giornalista “professionale” iscritto all’interno del registro dei lavoratori della comunicazione (ROC) e detenere l’appartenenza a Federazione Nazionale Stampa Italiana.

Ad eccezione di un caso della fine degli anni 2000, queste regole non sono state generalmente applicate ai blogger e, in pratica, milioni di blog sono pubblicati in Italia senza ripercussioni. Tuttavia, molte persone che creano siti Web su una serie di questioni (compresa la ricerca accademica) collaborano ancora con giornalisti registrati per proteggersi da potenziali azioni legali.

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Attivismo ed associazionismo digitale

Le organizzazioni italiane hanno partecipato attivamente alle compagne sulla trasparenza e sui disagi della società con particolare attenzione alle iniziative legale agli “open data”, alla libertà d’informazione su internet ottenendo anche alcuni risultati.

Ad esempio, dopo due anni di una campagna di FOIA4Italy, un nuovo accesso alla legge sull’informazione è stato approvato dal Consiglio dei ministri nel maggio 2016 ed è entrato in vigore il 23 dicembre 2016.

Nel 2017, quando il movimento #MeToo ha guadagnato slancio, l’Italia ha avuto, in misura minore, il proprio movimento emergente che cercava di affrontare il sessismo pervasivo in Italia. Il movimento italiano ha usato l’hashtag #quellavoltache. Mentre il movimento ha suscitato la conversazione online e nei forum pubblici, la compagna non ha portato a un dibattito sostenuto in parlamento o nelle altre istituzioni del paese.

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Violazione dei Diritti degli Utenti [15/40]

Le violazioni dei diritti degli utenti non sono comuni in Italia, sebbene vengano occasionalmente segnalati casi di intimidazione legale e minacce contro blogger e giornalisti. Le leggi sulla diffamazione criminale rimangono una grave minaccia per i giornalisti online e gli utenti dei social media, in particolare nella forma ambigua in cui sono state applicate al web. Le preoccupazioni in materia di privacy hanno anche toccato le iniziative legislative volte a regolamentare l’hacking ai fini di indagini penali ed un recente regolamento che estende il periodo in cui gli ISP devono tenere registri del traffico degli utenti.


Ambiente Legale

In base alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e di altri trattati internazionali pertinenti, le libertà di parola e di stampa, nonché la riservatezza della corrispondenza, sono costituzionalmente garantite in Italia.

L’Italia è stata la prima nazione europea ad adottare una “Dichiarazione dei Diritti su Internet” nel luglio 2015.

Il documento non vincolante include disposizioni che promuovono la neutralità della rete e stabiliscono l’accesso a Internet come un diritto fondamentale. Sebbene generalmente visto come uno sviluppo positivo, il testo ha anche sollevato qualche perplessità per aver fallito su alcune questioni come l’anonimato, la crittografia e la conservazione dei dati.

Diverse leggi rappresentano tuttavia una potenziale minaccia alla libertà di Internet nel paese. Nell’aprile 2015 l’Italia ha approvato una legge antiterrorismo che ha ampliato la lingua nel codice penale sul reclutamento di terroristi, nonché l’approvazione o l’incitamento al terrorismo, per includere attività sui canali online.

I critici hanno sostenuto che la legge potrebbe essere applicata in modo ampio e sanzionerebbe casi legittimi di libertà d’espressione che rientra nelle norme internazionali del linguaggio protetto

La diffamazione è un reato in Italia: secondo il codice penale, la “diffamazione aggravata” è punibile con pene detentive che vanno da sei mesi a tre anni e una multa minima di 516 euro. In caso di calunnia attraverso la stampa, la televisione o altri mezzi pubblici, come i social media, i blog ed i siti internet non esiste una sanzione massima prescritta. Queste disposizioni, per fortuna, sono state applicate solo raramente: le cause civili per diffamazione contro i giornalisti, compresi funzionari pubblici e politici, sono un evento comune e il l’onere finanziario di lunghi procedimenti legali può avere effetti agghiaccianti sui giornalisti e sui loro redattori.

Nel marzo 2017, il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha espresso nuove preoccupazioni in merito al fatto che “le forme di espressione tra cui diffamazione, calunnia e blasfemia rimangono criminali, anche con la pena detentiva, e che l’articolo 13 della legge sulla stampa e che l’articolo 595 del codice penale impone punizione più severa per diffamazione di pubblici ufficiali, incluso il capo dello stato. ”

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Sorveglianza, privacy ed anonimato

Nonostante le rivelazioni di Snowden del 2013 e le notizie di intercettazioni da parte delle organizzazioni di intelligence dei governi britannico e americano sulle telefonate e sul traffico Internet italiani, l’Italia non ha avviato alcun dibattito pubblico approfondito sulla sorveglianza.

Le autorità sono ampiamente percepite come impegnate in operazioni di intercettazioni telefoniche regolari, i media pubblicizzano regolarmente informazioni sulle intercettazioni telefoniche che trapelano da fonti a loro vicine.

Nel novembre 2017, è stato rivelato che Lorenzo Tondo, un giornalista italiano presso il The Guardian, era segretamente intercettato dai pubblici ministeri mentre stava indagando sul noto trafficante di esseri umani eritreo Medhanie Yehdego Mered. Tondo ha condannato le intercettazioni come “una chiara violazione dei miei diritti di giornalista professionista”.

Anche l’uso dell’hacking da parte delle forze dell’ordine italiane è stato documentato e, a maggio 2017, il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha sollevato preoccupazioni sul fatto che “le agenzie di intelligence stanno intercettando le comunicazioni personali e impiegando tecniche di hacking senza esplicita autorizzazione legale o garanzie chiaramente definite dagli abusi”.

Nel luglio 2016, tuttavia, la Corte Suprema d’Italia ha stabilito che l’hacking era costituzionale e conforme alla legge sui diritti umani.

I legislatori italiani hanno fatto diversi tentativi di regolare la pirateria informatica negli ultimi anni.

Nel marzo 2017, il Senato ha votato un disegno di legge proposto dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando per riformare il sistema giudiziario penale.

Approvato a giugno 2017, la legge impone al governo di regolamentare l’hacking ai fini di indagini penali. Organizzazioni come Privacy International hanno sostenuto che la legge non soddisfa gli standard di legalità, necessità e proporzionalità e non stabilisce procedure di minimizzazione sufficienti, supervisione efficace o salvaguardie dagli abusi.

È stata cercata un’altra proposta nota come “disegno di legge di Troia” volta a stabilire un sistema più solido per autorizzare l’hacking remoto e nascosto. Il disegno di legge è stato infine ritirato all’indomani delle elezioni del marzo 2018.

Sebbene la Corte di giustizia dell’Unione europea abbia annullato la direttiva del 2006 sulla conservazione dei dati, l’Italia ha prolungato il periodo in cui gli ISP devono tenere registri del traffico degli utenti (metadati). Nel novembre 2017, il parlamento ha rapidamente approvato un regolamento sulla conservazione dei dati che impone agli operatori di telecomunicazioni di conservare i dati di telefono e Internet per un massimo di sei anni. Non vi era praticamente alcun dibattito pubblico o parlamentare sul disegno di legge, nonostante le proteste della società civile.

L’Autorità italiana per la protezione dei dati ha espresso la sua opposizione al disegno di legge, citando la sua incompatibilità con il diritto e la giurisprudenza dell’UE.

Il garante europeo della protezione dei dati Giovanni Buttarelli ha commentato che il nuovo regolamento approvato non riflette l’approccio europeo alla conservazione dei dati: “La Corte di giustizia europea ha affermato che non possiamo raccogliere più tutto ciò che riguarda tutti noi solo per averlo “nel caso”. Questo è un tipo di approccio che non fa parte del sistema giuridico europeo. “

Mentre l’Italia si avvia verso una maggiore e-governance, sono state sollevate alcune preoccupazioni in merito alla protezione dei dati degli utenti nelle mani degli enti pubblici, nonché alla sicurezza dei dati digitali e al rischio di furto di identità.

Nell’ambito dell’agenda digitale dell’Italia , l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) ha recentemente introdotto un sistema eID chiamato Public System of Digital Identity (SPID).

Lanciato a marzo 2016, SPID crea un codice PIN “unico” che consente agli utenti di accedere a diversi servizi web della pubblica amministrazione, compresi enti previdenziali, previdenziali e fiscali e comuni. Un totale di otto fornitori sono autorizzati a rilasciare un’identità digitale.

In due anni, circa 2,3 milioni di persone si sono registrate; tuttavia, i rapporti indicano che la crescita delle registrazioni sta rallentando e che sembra improbabile che l’obiettivo di un minimo di 9 milioni di persone registrate (o il 20% della popolazione) sarà raggiunto entro marzo 2019.

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Intimidazioni e violenza

Casi di intimidazione o violenza fisica in risposta all’attività online sono segnalati sporadicamente sebbene le persone che espongono attività di criminalità organizzata in alcune parti del paese possano essere particolarmente a rischio di rappresaglie. Nell’agosto 2015, la commissione parlamentare antimafia ha espresso preoccupazione per l’alto numero di “atti di ostilità” contro i giornalisti investigativi da parte di gruppi criminali organizzati. Ciò includeva “metodi tradizionali” di intimidazione come bruciare automobili, minacce verbali e inviare proiettili per posta, ma anche la minaccia di procedere per vie legali.

Secondo il Ministero degli Interni, quasi 200 giornalisti hanno ricevuto protezione della polizia nel 2017. Ossigeno per L’Informazione ha registrato oltre 423 casi di giornalisti e blogger italiani sottoposti a minacce nel 2017. È altresì probabile che molti altri casi non vengano segnalati pubblicamente.

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Attacchi Informatici

La strategia ufficiale di sicurezza informatica del paese è in atto dal dicembre 2013. Forme comuni di attacchi tecnici in Italia includono la defacement o gli attacchi distribuiti di denial-of-service (DDoS) contro i siti Web come forma di protesta politica. Altri attacchi informatici, in particolare contro banche, istituzioni governative e siti Web aziendali, rimangono un problema.

Le elezioni del 2018 sono state anche caratterizzate da alcuni casi di “hack di interesse pubblico“. A febbraio 2018, il sito web della sezione fiorentina del Partito Democratico è stato violato e le informazioni personali, incluso il numero di cellulare dell’ex primo ministro Matteo Renzi, erano state pubblicate da degli hacker su Twitter. Nella stessa settimana, due siti web della campagna di Matteo Salvini sono stati hackerati e alcuni dati sono stati successivamente rilasciati su Twitter dagli hacker.

Il collettivo AnonPlus ha rivendicato la responsabilità di entrambi gli hack. Durante l’estate del 2017, il Movimento 5 Stelle è stato violato da un hacker black hat chiamato @r0gue_0. L’hacker si è infiltrato in Rousseau, la piattaforma organizzativa online del partito, e ha trapelato dati interni, inclusa la password utilizzata dallo staff per accedere alla piattaforma.

La consapevolezza del coinvolgimento italiano nel mercato delle armi informatiche è cresciuta e le aziende hanno dovuto affrontare un crescente controllo sulle vendite di software di sorveglianza ad agenzie governative e regimi repressivi. Nel luglio 2015, una falla di documenti interni della società di tecnologia di sorveglianza con sede a Milano Hacking Team ha rivelato dettagli su alcuni dei clienti dell’azienda in tutto il mondo, compresi paesi con scarsi dati sui diritti umani.

La società era stata criticata in passato per aver collaborato con regimi non democratici e carenti considerazioni sulla privacy degli utenti.

Nell’aprile 2016, tuttavia, il governo italiano ha sospeso l’autorizzazione “globale” all’esportazione del proprio software. Sebbene ciò non influirebbe sui paesi all’interno dell’UE, la società dovrebbe richiedere l’approvazione delle autorità italiane per richiedere licenze individuali per ciascun paese al di fuori dell’UE.

Secondo uno studio pubblicato dalla ONG britannica Privacy International nell’agosto 2016, altre tre società con sede nella tecnologia di intrusione del mercato italiano.

Nel gennaio 2017, la Coalizione italiana per le libertà e i diritti civili, Privacy International e il Centro Hermes per la trasparenza e Digital Human Rights ha scritto una lettera pubblica al Ministero dello Sviluppo economico italiano chiedendo di riconsiderare l’autorizzazione all’esportazione per la società italiana AREA, che era stata indagata dopo aver venduto i loro prodotti in Siria ed Egitto. Il ministero ha emesso un comunicato stampa affermando che la società l’autorizzazione all’esportazione in Egitto era stata sospesa e sarebbe stata revocata. Tuttavia, le organizzazioni della società civile hanno continuato a chiedere una maggiore trasparenza delle licenze di esportazione e dei paesi coinvolti

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Riassunto derivante da traduzione non ufficiale

Il contenuto che segue offre i punti salienti e più rilevanti che Freedom House segnala nella scheda italiana del rapporto annuale Freedom of The Net

Le informazioni sono attualmente aggiornate all’edizione 2018

La scheda 2018 inerente all’Italia, in lingua inglese, è disponibile qui.


Articolo tradotto dall’originale, le sezioni in corsivo contengono fatti non presi in considerazione da Freedom House nell’edizione corrente. Si tratta di fatti avvenuti dopo la pubblicazione dell’edizione 2018. PcGenius non è affiliato a Freedom House, la traduzione non è letterale e potrebbe contenere degli errori.

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Scritto da Massimiliano Formentin

Sono sempre stato un appassionato di tecnologia, il mio scopo con PcGenius è condividere questa mia curiosità con il mondo intero. Nella vita faccio anche altro: suono il pianoforte e mi occupo di web.

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