ChatGPT, Gemini, Llama, Copilot, DeepL, e chi più ne ha più ne metta. L’IA del futuro sarà rappresentata solo da questi player? O ci aspetta dell’altro? Nessuno ha la sfera di cristallo per capire il futuro, ma, come spesso ci dicevano a scuola: “Per capire il futuro, bisogna capire il passato“. Dopo 20 anni di scuola (Università compresa, ovviamente) non sono certo della risposta; ma è la giusta occasione per provare che avevano ragione.
Perché abbiamo iniziato ad usare tutti l’IA?
Le diverse IA si sono sviluppate tutte lungo un unica direzione: quella di essere dei semplici, ma efficaci, chatbot: chi con la grafica più colorata, chi meno. Questo è accaduto perché abbiamo iniziato ad usarli in modo massiccio, ovviamente. E perché!? Perché sono una figata! Sanno fare di tutto e di più! Ci scrivono email di risposta, ci dicono se abbiamo l’influenza o se stiamo per morire, ci creano quel maledetto Power Point che serve a presentare quel maledetto progetto al nostro capo e che altrimenti c’avremmo sempre messo una settimana per realizzarlo con la giusta grafica, le giuste immagini, le giuste transizioni… E ci partono pippe mentali che neanche a Nolan vengono in mente quando gira la scena dell’ennesimo blockbuster in uscita l’anno prossimo al cinema! Un Nolan che immaginiamo più meno così:

Poi è successo qualcosa
Abbiamo iniziato ad avere dei dubbi. Abbiamo iniziato a pensare cosa l’IA facesse con tutte quelle informazioni che gli davamo in pasto. Le memorizzava? Le usava per allenare nuovi modelli? Li vendeva a terzi?
Poi ci è venuto un altro dubbio: ma come fa questa IA a sapere sempre tutto di tutto. Qualcosa deve pur sbagliare ogni tanto! E, allora, via, tutti a scrivere su Feisbuck: “L’IA dice cavolate! Ogni 2 chat create fa un errore grosso!”. Qui forse abbiamo iniziato a dubitare delle nostre capacità:
“Ma se un computer è capace di fare qualsiasi cosa che ci venga in mente, in così poco tempo, noi a cosa serviamo!? L’IA ci sostituirà tutti!”
E allora, via, tutti a demonizzare l’intelligenza artificiale come se fosse il peggiore dei demoni scesi in terra per ammazzarci tutti.

E quindi, eccoci qua, come sempre accade nella storia. Il popolo si divide in 2 fazioni: per semplicità, chiamiamole “negazionisti” e “pro-IA”. Ma il buon Aristotele diceva sempre che:
La ragione sta nel mezzo
Quindi cosa c’è in mezzo tra negazionisti che vogliono distruggere l’IA perché affermano che l’umano diventerà inutile, e tra chi dice che dicono che l’IA sarà fondamentale per sostituire l’uomo nei compiti noiosi, ripetitivi, e che è bellissima perché ci porterà a lavoro senza toccare il volante!? Lì, nel mezzo, è nata quella che, secondo gli esperti, sarà la giusta accezione dell’intelligenza artificiale: la Human Centred Artificial Intelligence.
Cos’è la Human Centred Artificial Intelligence?
Tradotto in Italiano “L’intelligenza artificiale incentrata sull’uomo“. Sembra che vi stia per presentare il modello Pro dell’Intelligenza Artificiale, ma così non è. La cosiddetta HCAI e l’IA tradizionale hanno veramente poco in comune. Già, perché, gli studiosi del futuro, hanno capito una cosa che è molto attuale, e che anche noi già sappiamo: noi comuni mortali non vogliamo IA capace di rimpiazzarci, non vogliamo avere degli umanoidi privi di qualsiasi emozione che lavorino al posto nostro, ma vogliamo un IA che sia uno strumento, un alleato, che potenzia e amplifica le nostre capacità. L’Intelligenza Artificiale del futuro (e incentrata sull’uomo) non è un algoritmo super potente e impostato con regole formali, ma è un algoritmo che impara a conoscerci e a soddisfare tutte le nostre esigenze, con un pizzico di emulata umanità.
Noi non usiamo l’IA perché non abbiamo voglia di rispondere a quella mail arrivata alle 18:00 del venerdì. Ma spesso, usiamo l’IA, primo perché dobbiamo rispondere, e, secondo, perché abbiamo più o meno in mente un idea di come rispondere a quella mail… Ma non ci sentiamo all’altezza di saperla scrivere da soli. Quindi cosa facciamo? Apriamo il browser, scriviamo “chat…”, neanche finiamo di scrivere e premiamo invio. Premiamo invio e chiediamo aiuto a uno strumento che è più bravo di noi. O meglio, chiediamo aiuto a uno strumento che ci farà apparire più bravi a scrivere.
Al centro di questo discorso ci siamo noi, non c’è l’IA.
Abbiamo usato l’IA per rispondere a quella mail perché avevamo due esigenze: quella di rispondere a una mail, e di rispondere in modo formale, grammaticalmente corretto, semanticamente appagante. Per fare ciò abbiamo usato uno strumento che ha ampliato le nostre capacità in base alle nostre esigenze. Abbiamo usato uno strumento che permetterà a chi giudica il libro dalla copertina di farsi un idea positiva sul fatto che siamo stati bravi a rispondere a quella dannata mail.
In sintesi: l’IA (o, meglio, l’HCAI) ci ha fatto sentire e apparire più fighi!
E anche i progettisti delle diverse intelligenze artificiali hanno capito questa cosa: ChatGPT ci fa i complimenti, ci coccola, ci risponde utilizzando emoji e le stelline. Perché al centro ci siamo noi: noi con le nostre esigenze e i nostri sentimenti. Le risposte dell’IA hanno un impatto su di noi: ChatGPT non ci risponde mai facendoci sentire banali. Ci fa sentire importanti: ci fa i complimenti, ci incoraggia quando sbagliamo, ci risponde quasi come un amico. Fateci caso al prossimo prompt. 🙂
E in merito alla sopra citata guida autonoma!? Beh, qui dovremo parlare anche di Intelligenza Artificiale Responsabile, ma per oggi può bastare!



